Витория Колонна. Книга сонетов “RIME EPISTOLARI” (на итальянском языке).

RIME EPISTOLARI

1

Di quella chiara tua serbata fronde
ch’a’ rari antichi, Apollo, ampia corona
donasti, alor ch’a l’alma tua Elicona
gustar l’acque piщ chiare e piщ profonde,
or che ’l gran Iovio ne l’extreme sponde
del pario Oceano a l’Indico risona,
con sм lucido onor che si ragiona
le prime glorie altrui girli seconde,
orna di propria man la fronte altera,
chй la sua dotta musa oggi и sol quella
che rende il secol nostro adorno e chiaro.
Questo al Sol vivo mio sua luce intera
serberа sempre, e quel subietto raro
farа sм degna istoria eterna e bella.

2

Ite, Signor, per l’orme belle, ond’io
riveggia intero in voi quel lume chiaro
del mio Sol vivo, e questo parco e avaro
Ciel venga a forza largo al desir mio.
Spreggiato ha il vostr’ardir l’acerbo e rio
fato de’ vostri, e con l’invitto e raro
valor, a chi piщ ’l vede ognor piщ caro,
tolt’ha di maggior luce altro desio.
Or che quel Sol, che solo in voi risplende,
non mostra in terra i divin raggi ardenti
ma con luce maggior lа su contende,
godo che ’l vostro cor, avendo spenti
i contrasti e l’insidie, s’erge e accende
di sempre farsi conto a l’alte menti.

3

Or che pien d’alto sdegno e pietа grande
volgete il pie’ sicur, l’animo altero,
per alzar di Gesщ l’afflitto impero
e ornar le tempie a voi d’ampie ghirlande,
con che desir il Ciel prego che mande
soccorso e guida a sм giusto pensiero,
tal che possa al nimico acerbo e fiero
l’ali troncar, che sм superbe spande.
A un tal trionfo poi vedrem secondi
gl’altri, onde sono i fiumi e i monti adorni
di nomi eterni e d’immortal vittorie,
chй s’a l’acquisto ancor di mille mondi
bastava ’l mio gran Sol suoi corti giorni
a voi solo lasciar quest’altre glorie.

4

Quando lasciт il mio Sol il carro aurato
e la sua luminosa e quarta spera
per volar alto in quella luce vera,
da maggior merto al sommo Ciel chiamato,
a questo lume suo, giа tutto ornato
de le sue glorie, die’ sua luce intera,
ond’oggi quest’и proprio quel che li era
di luce ardor, di moto ordine e stato.
Quest’auriga non ha men retta e accorta
la man; scaccia le nubi d’ogn’intorno
e de’ passi dubbiosi и chiara scorta.
A me rende piщ bel ch’agli altri il giorno,
sapendo ch’ogni luce al cor vien corta
usato al primo di virtщ soggiorno.

5

Con far le glorie tue, Signor, piщ conte,
sei or del nostro nome ampio ristoro;
di lode ornando noi d’eterno alloro
cingi a te stesso l’onorata fronte.
L’animo invitto, e l’alte forze pronte
sempre al maggior periglio, e gemme ed oro
spreggiar non ti bastт, ch’altro tesoro
trovasti con Apollo al sacro fonte.
Ben sicuro ti rende il tuo valore
se di gran lunga avanzi ogni mortale,
onde umiltа, d’invidia scarco, exalti.
Riserbato t’ha il Ciel per nostro onore
doppo tant’anni, ch’un subietto tale
conviene ai tuoi pensier felici ed alti.

6

Cercan le Muse i piщ pregiati allori,
orna Apollo Elicona e l’incolora
de le piщ rare gemme, e l’alma Flora
apre d’intorno al monte i piщ bei fiori
per voi, Signor, poi fra quei grand’auttori,
di cui Parnaso e nostra etа s’onora,
come nel ciel oscur fulge l’aurora
lampeggian vostri illustri eterni onori.
Del gemino valor perpetua gloria
vi veggio aver, e pria di cangiar pelo
d’ambe corone ornar le tempie belle;
ch’or la spada, or lo stil di chiara istoria
vi faran degno, onde ’l mio Sol in Cielo
sente che ’l vostro onor giunge a le stelle.

7

La vostra bella pianta ancora in erba
mille fior mostra chiusi in picciol velo,
e negli animi accende ardente zelo
per le promesse de l’etate acerba.
Ma, s’a mirarne il frutto suo riserba
il sempre contr’a me sм irato Cielo,
pria ch’a la bella guancia spunti il pelo
spero veder di lui Roma superba;
chй non sol tien del gran Fabrizio nostro
nome simil, ma le parole e l’opre
mostran seguir di lui l’exempio raro.
Goda pur lieto d’un tal figlio il vostro
animo alter, Signor, chй ’l Ciel vi scopre
nel suo lume gentil quant’ha di chiaro.

8

Tanti lumi, che giа questa fosca ombra
del mondo a noi rendean sм pura e chiara,
ha spenti l’empia Morte, ingorda e avara,
ch’i piщ cari tesor piщ presto sgombra.
Or fra’ beati spirti, i quali ingombra
de la vista del Sol gioia alta e rara,
ha posto il buon Pompeo, per cui s’impara
come i bassi pensieri un cor disgombra.
Gl’altri, ch’ornar questa colonna salda,
dimostrar quant’onor sperar potea
vero valor fra le fatiche gravi;
costui, con l’alma sempre al ben far calda,
vinse il mondo e se stesso; a lui devea
darsi il governo de le sante chiavi.

9

La mente avezza al suo lume, che sтle
far l’occhio interno lucido e sincero,
tosto che nascer sente un sol pensero
che non si volga a lui seco no ’l vole,
come l’augel alter che non si dole
scacciar lungi da sй, sdegnoso e fero,
quel figlio che non porta il vigor vero
del padre ne l’ardir ch’affissi il sole.
Onde di questa donna, al mondo rara,
ch’ha vinto il secol reo col Ciel irato,
a me cantar non lice il gran valore;
dican pur gli altri come in minor stato
rende agli alti suoi regi il primo onore
e fra le lor corone appar piщ chiara.

10

S’io potessi sottrar dal giogo alquanto,
Madonna, il collo, e volger i penseri
da la mia luce altrove, sciolti e interi
li porrei in voi, volgendo in riso il pianto;
farei dolce lo stil, soave il canto,
per dir de’ vostri onori i pregi alteri,
chй l’alte sue virtщ son regni veri,
non corona nй scettro o regal manto.
Ma a voi fu il Ciel sм largo, e a me la stella
sм parca, che si oppon tosto il mio Sole
tra il vostro paradiso e gli occhi miei;
ei ritien la mia vista, e come sтle
l’affrena in lui, per non veder men bella
la vostra lode e tormi i cari omei.

11

S’una scintilla sol di luce pura
vedeste in quel gran specchio in croce aperto,
mentre affannata in questo aspro deserto
vi veggio intenta a vana inutil cura,
forse fuggir vedrei la nebbia oscura
che sм chiaro splendor vi tien coperto;
poi quanto il mondo infin’ad or v’ha offerto
vi rende men felice e men sicura.
Vedreste alor le reti, il vischio e gli ami
del reo aversario; onde il pensier disciolto
dal basso e grave andrebbe alto e leggiero;
la divina ragion supremo impero
avendo al core, i fieri aspri legami
scioglier potrebbe, ove or si trova involto.

12

S’una scintilla in voi l’alto superno
Fonte mandasse de la sacra viva
acqua, che, ben gustata, in tutto priva
di sete temporal l’alma in eterno,
de l’opre e de’ pensier cura e governo
lasciando al Signor vero, e sciolta e schiva,
senza cercar piщ questa o quella riva,
vi fтra albergo il Ciel la state e ’l verno.
Empie questa acqua santa il cor di gioia
sм, che per gli occhi, Sua mercй, li rende
di dolce pianto pura e larga pioggia;
onde l’ardor divin non porge noia,
ch’or si rinfresca l’alma, or si raccende,
e per l’uno e per l’altra in alto poggia.

13

Di novo il Cielo de l’antica gloria
orna la nostra etate, e sua ruina
prescrive, poscia che fra noi destina
spirto ch’ha di beltа doppia vittoria.
Di voi, ben degna d’immortal istoria,
bella donna, ragiono, a cui s’inchina
chi piщ di bello ottiene, e la divina
interna parte vince ogni memoria.
Faranvi i chiari spirti eterno tempio,
la carta il marmo fia, l’inchiostro l’oro,
chй ’l ver constringe lor sempre a lodarvi.
Morte col primo, o col secondo ed empio
morso il tempo, non ponno omai levarvi
d’immortal fama il bel ricco tesoro.

14

Spirto gentil, del cui gran nome altero
se ’n va il Leon ch’ha in mar l’una superba
man, l’altra in terra, e sol fra noi riserba
l’antica libertade e ’l giusto impero,
per chiara scorta, anzi per lume vero
de’ nostri incerti passi il Ciel vi serba,
e ne l’etа matura e ne la acerba
v’ha mostro de la gloria il ver sentero.
A par di Sorga con le ricche sponde
di lucidi smeraldi in letto d’oro
veggio correr di latte il bel Metauro;
fortunata colei cui tal lavoro
rend’immortal, ch’a l’alme eterne fronde
non avrа invidia del ben culto lauro.

15

Poi che tornata sei, anima bella,
a la patria celeste onde partesti,
quant’hai lasciati noi miseri e mesti
tanto lieta hai nel Ciel fatt’ogni stella.
Non piango giа ’l tuo ben, ma l’empia e fella
sorte del mondo, il qual, mentre vivesti,
col dotto stil cosм onorato festi
ch’equal non fu in questa etate o in quella.
Rimaso и senza te povero e privo
d’ogni sua gloria, e per disdegno e doglia
sommerso ha quasi Roma il Tebro altero;
sol per te fatt’ha quel che per lo divo
Cesar giа fece, e a par di quella spoglia
piant’ha la tua, beato almo Sincero.

16

Se a quella gloriosa e bella etate
che ’l nome meritт del secol d’oro
nacque Virgilio e quel sacrato coro
di tante altre felici alme beate,
dato han le stelle a noi, cortes’e grate,
l’unico Sannazaro, il cui sonoro
leggiadro stil vince chi mai d’alloro
fu degno aver ambe le tempie ornate.
Morte l’ha tolto poi, e ’l Cielo avaro
di lui s’adorna, ma piщ ch’altro lieto
gode in vedersi al gran Virgilio equale.
Quel Mantoa illustra, e fa ’l suo Mincio chiaro;
questi Napoli onora, e il bel Sebeto
farа non men famoso ed immortale.

17

Molza, ch’al Ciel quest’altra tua Beatrice
scorgi per disusate strade altere,
tal esser den l’immortal glorie vere:
gran frutto eterno trar d’umil radice.
Lieve fтra cantar ch’una fenice
vive, e ch’han lume le celesti spere;
far bianchi i corvi e le colombe nere
opr’и sol del tuo stil chiaro e felice.
Piщ onor che l’altro avrai, chй quell’al Cielo
trasse l’amante, e fuor d’umana scorza
li accese a l’opra santa il bel desio;
m’a te convien di casto ardente zelo
prima infiammar l’obietto, e quasi a forza
poscia condurlo fuor d’eterno oblio.

18

Al bel leggiadro stil subietto equale
porge or il Ciel, chй ’l glorioso e santo
nome de’ vostri genitori al canto
vostro alto lice sol farlo immortale.
Al vol del merto lor conformi l’ale
veggio a voi sol, ed essi sol di tanto
frutto ben degni, al qual qui dieder quanto
pon dar le stelle a chi piщ in pregio sale.
Opra и da voi con l’armonia celeste
del vostro altero suon, che nostra etade
giа de l’antico onor lieta riveste,
dir com’ebber quest’alme libertade
insieme a un tempo, e come insieme preste
volar ne le divine alte contrade.

19

Non prima e da lontan picciola fronde
scorgo di verde speme, nй sм viva,
ch’agli occhi il pianto e ’l duol al cor prescriva,
ch’invida Morte subito l’asconde.
Potean le grazie e le virtщ profonde
de l’alma bella e di vil cure schiva,
ch’or prese il volo a piщ sicura riva,
vincendo quest’irate e turbide onde,
render al Tebro ogni sua gloria antica,
e a l’alma patria di trionfi ornata
recar quel tanto desiato giorno
che, pareggiando il merto a la fatica,
facesse quest’etа nostra beata,
dal gran manto di Pier coverto intorno.

20

Quando in terra il gran Sol venne dal Cielo
per farne agli altri fede elesse e volse
quel primo Gaspar saggio; ond’ei disciolse
a molti poi de l’ignoranza il velo.
L’alto suo exempio, il vivo ardente zelo
col qual corse a vederLo erse e rivolse
gli occhi nostri al bel raggio, ch’alor tolse
da’ petti umani ogn’indurato gelo.
Or che rinasce in noi di novo ha eletto
questo Gaspar secondo a far qui fede
ch’Ei sol puт render l’uom giusto e perfetto.
L’uno Il vide mortal ma l’altro Il vede
glorioso, e su in Ciel col vero affetto
de la mente e del cor L’adora e crede.

21

Qual lampa, a cui giа manca il caldo umore
che la nudriva, onde ella ancor si sente
mancar, sм che virtщ vivace ardente
mostra, e s’avampa forte a l’ultime ore,
tal tu, buon Federico, invitto il core
sempre mostrasti; ma piщ assai possente
apparve e la tua fede alta lucente
nel fin, sospinto dal divino onore.
L’ire, gli sdegni e mille insidie intorno
correndo sol con l’occhio fiso al vero
per lo dextro sentier lieto spreggiasti;
or godi sotto il giusto largo impero
l’alta giustizia de la qual t’armasti
quando il gran Sol t’aperse il Suo bel giorno.

22

Veggio rilucer sol di armate squadre
i miei sм larghi campi, ed odo il canto
rivolto in grido, e ’l dolce riso in pianto
lа ’ve io prima toccai l’antica madre.
Deh! mostrate con l’opre alte e leggiadre
le voglie umili, o Pastor saggio e santo!
Vestite il sacro glorioso manto
come buon successor del primo Padre!
Semo, se ’l vero in voi non copre o adombra
lo sdegno, pur di quei piщ antichi vostri
figli, e da’ buoni per lungo uso amati;
sotto un sol cielo, entro un sol grembo nati
sono, e nudriti insieme a la dolce ombra
d’una sola cittа gli avoli nostri.

23

Prego il Padre divin che tanta fiamma
mandi del foco Suo nel vostro core,
Padre nostro terren, che de l’ardore
de l’ira umana in voi non resti dramma.
Non mai da fier leone inerme damma
fuggм come da voi l’indegno amore
fuggirа del mortal caduco onore,
se di quel di lа su l’alma s’infiamma.
Vedransi alor venir gli armenti lieti
al santo grembo caldo de la face
che ’l gran Lume del Ciel gli accese in terra.
Cosм le sacre gloriose reti
saran giа colme; con la verga in pace
si rese il mondo, e non con l’armi in guerra.

24

Nel mio bel Sol la vostra Aquila altera
fermт giа gli occhi, onde superba e lieta
volava al Ciel, ch’ogn’altra indegna meta
era a la gloria sua fondata e vera.
Or che la chiara luce alma e sincera
oscura nube le nasconde e vieta
umil impaccio il bel corso inquieta,
chй l’audace suo vol non и qual era.
Le vittorie, i trofei, le belle imprese,
tante penne real sparse d’intorno
di grandi ali e gli augei legati a l’ombra
fur da quei raggi circondate e accese
ch’a l’alta via fer luminoso giorno;
or tetra notte il suo volar ingombra.

25

Sento per gran timor con alto grido
al venir d’una excelsa Aquila altera
fuggir tutti gli augelli in varia schiera,
nй pur fidarsi ancor nel proprio nido.
Ella sicura, col presidio fido
de’ cieli e de la sua virtщ sincera,
per novo onor con maggior gloria spera
volar superba in ogni extremo lido.
Il mio bel Sol, che per aprirle il volo
tante nubi scacciт col suo bel lume,
gode ne l’opra de le sue fatiche,
e prega in Ciel ch’extenda in ciascun polo
l’ali, e che tanto abbia le stelle amiche
ch’alzando il vol rinforzi ognor le piume.

26

Veggio portarvi in man del mondo il freno,
Fortuna sempre al vostro ardir seconda;
onde tosto si spera in terra e ’n onda
pace piщ ferma e viver piщ sereno,
chй non solo il paese u’ ’l Tago e ’l Reno,
l’Istro, il Rodano e ’l Po superbo inonda
trema di voi, ma quanto apre e circonda
il gran padre Ocean col vasto seno.
Vedete or come a lo spuntar d’un raggio
de la vostra virtщ qual nebbia vile
sparve del crudo Scita il fiero stuolo;
seguite l’alto a voi degno viaggio,
che ’l ver Pastor Clemente per voi solo
guidi lo sparso gregge a un solo ovile.

27

Vincer i cor piщ saggi e i re piщ alteri,
legar con l’armi e scioglier con la pace,
dargli e tuor libertа quando a voi piace,
esser dolce agli umili, acerbo ai feri,
che paian falsi appo dei vostri veri
gli onori altrui, che di virtщ la face
viva sм accesa in voi ch’ancor vi spiace
de l’error l’ombra e del vizio i penseri,
nasce, Signor, da unir la salda mente
con l’eterno voler, far poca stima
che ceda al suo valor l’empia Fortuna;
onde sarа la vostra gloria prima
in terra, e l’alma in Ciel sovra ciascuna,
quella d’onor, questa d’amor ardente.

28

Poco avran di valor nimiche ed empie
genti contra la vostra alta virtute,
per cui giа piacque a l’eterna Salute
di tre corone ornarvi ambe le tempie;
chй, se del Ciel giusto desir s’adempie
e le sante opre altrui son conosciute,
nulla si dee temer che Suo stil mute
Chi sм d’onore e riverenza v’empie.
Non sete voi, Signor, quel che sм spesso
per nostra pace e terre e mari avete,
sм grave d’armi, a gran periglio scorso?
Quale voi degnamente invece sete
di Dio qua giusto tale il Suo soccorso
vi terran sempre i vostri merti presso.

29

Vinca gli sdegni e l’odio vostro antico,
Carlo e Francesco, il nome sacro e santo
di Cristo, e di Sua fe’ vi caglia tanto
quanto a voi piщ d’ogn’altro и stato amico.
L’armi vostre a domar l’empio nimico
di Lui sian pronte, e non tenete in pianto
non pur l’Italia, ma l’Europa, e quanto
bagna il Mar Indo valle o colle aprico.
Il gran Pastor, a cui le chiavi date
furon del Cielo, a voi si volge e prega
che de le greggi sue pietа vi prenda;
possa piщ in voi che ’l sdegno la pietate,
coppia real; un sol desio vi accenda:
di vendicar chi Gesщ sprezza o nega.

30

Godo d’udir che voi da l’ampia e folta
selva, che ’l petto ancor d’orror v’ingombra,
sfrondaste i rami e discacciaste l’ombra
che la luce del ver fin qui vi ha tolta,
onde or l’anima bella, al Ciel rivolta,
non piщ del mondo imagin falsa adombra
come giа fece, chй leggiera e sgombra
da le vil cure il buon consiglio ascolta.
E, poi ch’a quel sinistro umil sentero
mostrт le spalle, non cred’io che volga
il giа del suo fallir vermiglio volto,
ma ben che ’l rallentato nodo fero
che s’era tanto intorno al cor avolto
con la libera man rompa o disciolga.

31

Il sommo Re del Ciel godea in Se stesso
quanto puт desiar vero valore,
e l’opra del crear non fu per Esso,
ma per comunicar l’immenso amore,
e quel spirto gentil Li va piщ presso
che piщ a l’altrui piacere umilia il core,
essendo voi nel mondo excelso e raro
come ne sete di voi stesso avaro.

32

Di cento invitti scudi armato intorno
mi parve avere il cor quand’ebbi letti
i chiari nomi e quei sм veri detti
che han ciascun d’essi d’alta gloria adorno;
onde, spinta d’amor, sovente torno
lа su con l’alma, ove i bei spirti eletti
lodano i nomi e sentono gli effetti
del Sol che sempre lor fa chiaro giorno.
E cosм spesso Il prego che ogni nome
di questi l’ora mille e mille volte
mandi entro il vostro cor nove dolcezze,
tal ch’io impari a sentir da voi sм come
vivono al dolce suon tutte raccolte
l’alme a tanta armonia mai sempre avezze.